Riconosco, penso, creo… dis-ordine
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L’ambiente, come un grande giardino, a volte assoggettato e imbrigliato da schemi. Uno spazio che a volte riconosciamo in apparente stato naturale, ma che l’inevitabile azione dell’uomo ha cambiato, mutando la gran parte di ciò che chiamiamo “natura”.

All’interno di questo ambito mi inserisco con un percorso ancora in fase di studio sul “Dis-Ordine” in cui si manifesta il paesaggio, sull’idea di dis-ordine che ognuno di noi manifesta tramite precise azioni, anche semplici, volte a modificare con continuità il luogo scelto in cui vivere. Il fine ultimo, ricondurlo ad un qualche ordine, non per ultimo quello legato alla superficie delle cose, come se tale ordine formale rimandasse ad uno stato più profondo di quiete o di equilibrio.

Un insieme di pensieri in divenire, che mi portano anche a riflettere sulle posizioni di Gilles Clément, dove nei suoi studi ci stimola e ci propone nuove soluzioni su come rapportarci con la natura che ci ospita. Un atteggiamento che ci rimanda a sapere cosa non fare piuttosto che intervenire ed aggredire. Una posizione che ci chiede di tralasciare delle certezze per darci modo di cogliere le immancabili dosi di sorpresa che la natura ci riserva se lasciata nel gioco delle sue continue trasformazioni.

<< In un giardino ad “ordine statico”, una digitale che esce dal gruppo cui era destinata diventa indesiderabile. Produce disordine. In un giardino ad “ordine dinamico” una digitale vagabonda traduce una fase dell’evoluzione del luogo. Il disordine consisterebbe, al contrario, nell’interrompere questa evoluzione. Molto spesso l’ordine è associato alla pulizia. E’ una nozione soggettiva che non ha alcun senso biologico. >> Il giardino in movimento - Gilles Clément

La produzione fotografica iniziata nel 2017 e tenta di cogliere questo difficile rapporto che più o meno ognuno di noi ha con l’ambiente. Un dialogo a senso unico, dove le nostre azioni quasi mai subite definitivamente dall’ambiente, portano a volerlo riconoscere o ricondurlo ad un qualche ordine, non per ultimo quello legato alla superficie delle cose, come se tale ordine formale rimandasse ad uno stato più profondo di quiete o di equilibrio.