Industrial archeology and abandonment - Archeologia industriale ed abbandono.
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Di esplorazioni ed emozioni.
Lo stupore ed i sussurri dell’abbandono.

In questa occasione cercherò di mettervi in comunicazione con un mondo al quale sono vincolato da quando ho iniziato a fotografare.
La fotografia d’abbandono e d’archeologia industriale.
Difatti, i primi rapimenti visivi furono indirizzati proprio a questi spazi ed a queste strutture.
Dalle signorili ville rococò, ai complessi industriali dismessi, dagli innumerevoli borghi spopolati ormai ridotti a ruderi, ai grandi lotti consacrati al settore psichiatrico del secolo scorso.
Questi luoghi, dominati ed abitati dalla luce, emanano echi e vibrazioni saturi di storie.
Storie di architetture spesso stupende, dei proprietari e degli abitanti che li vissero, di improvvise variazioni di colore, di strumentazioni varie e quindi di trascorsi tecnici.
Tutto ancora palpitante.

“Deducendo si può concludere che ogni cosa abbia due aspetti: uno corrente, quello che vediamo quasi sempre e che vedono gli uomini in generale, l’altro lo spettrale o metafisico che non possono vedere che rari individui in momenti di chiaroveggenza e di astrazione metafisica, così come certi corpi occultati da materia impenetrabile ai raggi solari non possano apparire che sotto la potenza di luci artificiali quali sarebbero i raggi X, per esempio”.

La spiegazione che il Maestro De Chirico ha dato del concetto di Metafisica, è quanto di più appropriato per esprimere il turbamento che pervade questi luoghi.

Il loro vuoto non è assolutamente vuoto.
È un equilibrio dinamico di polvere, luci, geometrie e colori in continua genesi e decadimento.
Tra i quali bisogna sapersi muovere, quasi fluttuare, essere un soma pneumatikós per coglierne la risonanza, la radiazione.
Sono proprio la natura sconnessa e l’assenza di senso di questi spazi a renderli vivi.
Netta è la loro distanza dai nonluoghi introdotti da Marc Augé.
Sono nonluoghi tutti quegli spazi privi di identità, di scambi relazionali e di aspetti storici.
Sono nonluoghi i centri commerciali, gli aeroporti, le autostrade e tutte quelle strutture a servizio del consumo e delle sue velocità e voracità, per il transito di merci ed individui (ridondanza spiccatamente voluta).
I luoghi dell’abbandono che sono solito riprendere, marcano distintamente la loro differenza, la loro distanza dai nonluoghi.
Sono aree degne, solenni che donano a chi le visita una differente concezione del tempo, una dilatazione che ne consente l’assimilazione delle infinite gradazioni.
Aree con un elevato potenziale di riqualificazione soprattutto in prospettiva ecologica ed ambientale, ma che purtroppo, non rientrano negli interessi politici ed economici di una collettività diretta dal mercato, che non a caso, reputa inutile la memoria.
E che, a quanto pare, non ha mai disposto di un’etica della natura e del futuro.

Testo scritto per la rubrica Posa B, uscito in data 23.05.2017 per la Rivista Milena.