La terza età cinese
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Le foto sono state scattate su rullino, usando una Nikon 50, durante il mio secondo soggiorno in Cina, tra il 2013 e il 2015, nelle città di Pechino e Xi'an, soprattutto in luoghi pubblici e vicoli tradizionali (hutong) abitati da persone di ceto medio-basso.
Rispetto alla mia prima e breve permanenza in Cina nel 2010, in cui potevo mantenere gli occhi del turista, la seconda volta ha portato con sé un cambio di prospettiva. Riuscire a comunicare in cinese con le persone del luogo mi ha permesso di capirne non solo le abitudini, ma soprattutto i ritmi di vita. Qui si ha l’impressione che i cinesi siano sempre di fretta, pur non conoscendo il concetto di ritardo, e questo sembra valere soprattutto per gli anziani. Immersi in città che si espandono freneticamente, gli anziani cinesi hanno volti stanchi, segnati, corpi piccoli e ricurvi, e le loro azioni spesso ripetono un ciclo pacato che noi definiremmo monotonia, ma che in realtà in Cina è vissuto come la più assoluta normalità. Nel flusso di piccoli pezzi di tradizione popolare che si va perdendo, in Cina ogni anziano ritiene che il passeggiare lento e gli esercizi mattutini aiutino a riequilibrare il qi, l’energia vitale, che mantiene sani. In linea coi dettami culturali della Cina confuciana, versi poetici diventano calligrafia scritta con l’acqua, destinata a sparire. Infine, l’anziano cinese si divide tra quello che è il suo impegno principale, aiutare ed educare le generazioni più giovani della famiglia, e quell’ozio malinconico che a noi può sembrare noia, ma che in realtà è un sostare pacato e attento nel brusio delle metropoli cresciutegli intorno.