Viaggio in Messico, da Sud a Nord. Storie di resistenza e di emigrazione.
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In questo lavoro racconto un viaggio.
Un viaggio compiuto in Messico, partito da sud e diretto verso nord. Proprio come viaggiano gli emigranti di tutta l’America Latina. La sfida era di catturare la realtà vista senza filtri e compromessi, lasciando che siano le foto a parlare delle persone che ho incontrato, delle grandi e piccole situazioni in cui mi sono imbattuta.
Ho ritratto un Messico immaginario, cogliendo un aspetto quasi onirico che si fa vivo quando si percorrono molti chilometri, si incontrano volti, storie, paesaggi, si affrontano pioggie e nebbie.
Poi c’è il Messico Ribelle, che appartiene a quei numerosi indigeni che hanno deciso di intraprendere un cammino di autonomia da uno stato e una società che non li rispetta, per vivere in base ai loro armoniosi usi e costumi che caratterizzano ogni etnia. Visitando comunità nascoste nella Selva Lacandona, immerse nelle nuvole della Sierra Mixteca, incastonate tra la foresta e la sierra Amuzga, dimenticate dai lussi turistici della Costa Chica, abbiamo incrociato sguardi sereni e ribelli, in cui si riflette la speranza di realizzare un sogno di pace, dignità e giustizia. Tutto ciò rappresenta in Messico una testimonianza tangibile della sua ribellione.
L’ultimo Messico è quello che si nega, è quello abbandonato, che appartiene agli emigranti, che però non si dimentica mai. Ho seguito il filo conducente che gli loro stessi hanno srotolato nel loro cammino di andata e di ritorno. Ho visitato villaggi abitati solo da donne, bambini e vecchi, che aspettano i loro mariti, padri e figli. Ho seguito questo filo fino ad andare a sbattere contro un muro lungo tutta la frontiera nord, in cui sono attaccate 2500 croci in ricordo di persone morte in un posto qualunque, nella frontiera. Questo muro mi sembra una lunga ferita che finisce per alcuni metri nel mare.