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Ho cominciato a fotografare in digitale come tutti quelli della mia generazione. Il ritrovamento della macchina analogica dei miei genitori ha segnato la svolta a favore della pellicola, che è diventata ben presto, da semplice curiosità "demodè", una precisa scelta estetica e di autodiscipina nella composizione della fotografia. Le mie biottiche mi accompagnano dappertutto e costituiscono lo strumento con cui il mio occhio entra in contatto con la realtà, attirando a volte la curiosità della gente verso queste vecchie "reliquie". La fotografia di strada è stata per me il punto di arrivo nella ricerca del giusto veicolo espressivo. L'espressività drammatica che è nel movimento della vita vera partorisce a volte un lamento doloroso, altre volte ironia, altre ancora una grande armonia. Cogliere questo momento significa in un certo senso rendere "più grande" la vita, creando un suo doppione, cercando di trattenere qualche scampolo di significato o di nuda esistenza.