Thailandia: terra dei contrasti, dei sorrisi e delle orchidee
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John Steinbeck afferma che “Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone” e non posso non essere d’accordo con lui, soprattutto al ritorno da un viaggio in Thailandia.
Non è facile descrivere un luogo attraverso poche foto ma questi scatti hanno “congelato” alcuni momenti rendendoli immortali nella mia mente. Così posso ricordare la vegetazione lussureggiante: dalle orchidee, quasi infestanti, ai fiori di loto e alle ninfee che ricoprono letteralmente gli specchi d’acqua. Tutto il verde è affidato alla cura di squadre di giardinieri.
Ma la Thailandia non è solo vegetazione rigogliosa, è anche “tradizione” legata alla religione buddista che possiamo scorgere nei templi disseminati in tutto il paese. Ripercorrendo la mia visita nel parco storico di Ayutthaya, antica capitale della Thailandia, ciò che mi ha colpito è una testa di Buddha che affiora dalle radici di un albero, e non si sa come sia giunta lì. Si pensa che, durante la distruzione della città da parte dei Birmani, sia rotolata per terra per essere poi, col tempo, avvolta dalle radici.
In ogni angolo del paese di sono templi dorati che abbagliano con il loro luccichio ma, nella provincia di Chiang Rai, ce n’è uno tutto bianco, chiamato, appunto, il Tempio Bianco, la cui costruzione è recentissima: risale al 1997. Ma la cosa che mi ha stupita di più è stata quella di essere “accolta”, appena in procinto di attraversare la passerella che conduce all’interno del tempio, da una “scultura” chiamata “il ciclo delle rinascite” composta da numerose mani spettrali che spuntano da sotto, come dall’oltretomba, a simboleggiare le tentazioni che ci lasciamo dietro per entrare nel regno di Buddha e raggiungere il “Nirvana" liberandocene. Questa “scultura” fa riferimento al circolo vizioso di morte e rinascita.
Ma la cosa che mi ha affascinata di più è stata senz’altro la gente.
In questo paese, dai mille contrasti, si percepisce un clima di serenità che permea qualsiasi cosa. Si rimane affascinati dalla generosità e la disponibilità della gente disposta a dare molto pur avendo molto poco. Eppure la povertà dovrebbe essere un motivo di malessere! Probabilmente l'atteggiamento di questo popolo deriva in gran parte dalla sua religione. La fede buddista porta, attraverso un percorso spirituale, ad abbandonare tutte le azioni negative e a coltivare tutti gli aspetti positivi, il rispetto del prossimo innanzitutto, e da ciò deriva un modo di vivere, sicuramente più rilassante rispetto a quello occidentale, che affascina al primo impatto.
Che dire poi dei colori e dei costumi fantastici!
Nel Nord della Thailandia, a poca distanza dal triangolo d’oro, un tempo famoso per la coltivazione ed il commercio dell’oppio, vivono le donne della tribù Padaung. Originarie del vicino Myanmar e rifugiatesi in Thailandia per sfuggire al conflitto tra i due paesi e relegate in un villaggio dal quale non possono allontanarsi. Vivono praticamente in “esilio” accogliendo i turisti con un sorriso che si ferma sulla bocca senza arrivare agli occhi. Se è vero che lo sguardo è lo specchio dell’anima osservando attentamente gli occhi di queste donne non possiamo non notare un velo di tristezza.