"qui, i piedi non si posano per terra", è oscuro monito d'un cartello indicatore posto all'ingresso di un paesaggio che nella sonorità dei nomi dei luoghi che lo costellano - Pozzuoli, Baia, Lucrino, Cuma, Arco Felice, Torregaveta, Monte di Procida, il lago d'Averno -, suscita l'eco d'una immemorialità di voci che li hanno raccontati, descritti, trasfigurati, proiettati nelle plaghe del mito.
"Flegx, il fuoco lavico che arde nelle viscere del sottosuolo e nel corso delle ere geologiche ha plasmato e continua a riplasmare il disegno della superficie terrestre, è la radice del nome che gli antichi greci dettero ai Campi Flegrei, tenendo desto nel nome l'unità inscindibile di geografia fisica e di geografia sacra. Così il lago d'Averno,nello specchio plumbeo delle sue acque, sarà per sempre il luogo della discesa agli Inferi, cantato da Virgilio. E il lungo corridoio sotterraneo che collega Cuma al mare terrà comunque desto, nel disegno della sua architettura, l'eco solenne delle profezie della Sibilla. Per quanto ridotti ad un ammasso di rovine, i templi e gli edifici del passato, saranno sempre l'emblema della sacralità di quel fuoco che l'immaginazione degli antichi venerò nella sua potenza distruttrice e generatrice.
Ennery Taramelli