La pelle, l'organo più esterno del nostro corpo è il principale veicolo di relazione con sé e con gli altri; sulla pelle e tramite essa si veicolano importanti messaggi comunicativi senza utilizzare il canale verbale. Il titolo della serie si rifà al lavoro dello psicanalista Anzieu secondo cui è possibile sperimentare il proprio Io come il prodotto di materiale psichico, di pensieri, di emozioni a partire dalla cognizione che la nostra superficie corporea permette di differenziare lo spazio interno da quello esterno, mettendoli tuttavia in relazione tra loro. Raggiungere un Io pelle significa "sacrificare" la pelle condivisa (ad esempio nella relazione madre/bambino) ed arrivare ad avere una pelle fisica e psichica propria, un senso di contenimento verso il processo di individuazione. Il lavoro fotografico traduce questo assunto attraverso lo studio della pelle femminile in pose fetali e solitarie verso atteggiamenti di apertura e condivisione. Il processo è segnato da tagli di luce, come metafora di squarcio, taglio del cordone ombelicale che vede la separazione e la rottura dello stato di "fusione" con l'Altro e dall'alternanza di tonalità più fredde a toni più caldi.