Vita e Morte – Rapsodia Messicana
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Pregare sembra essere l’ultimo dei pensieri in Messico, dove il lutto viene esibito con suoni, costumi, musiche, danze, colori ma anche con maschere e presenze inquietanti quasi a rendere familiare e amica la paura e l’inquietudine.
Il giorno dei Morti i cimiteri sono un’esplosione di vita.
Sacro e profano, così come vita e morte si toccano, fino a coincidere.
Nelle civiltà precolombiane l’idea della morte era collegata al concetto di rinascita, un alternarsi che garantiva l’ordine cosmico e quindi un passaggio fondamentale e necessario. Gli spagnoli e la Chiesa, risolsero la questione relegandola nella categoria “riti pagani”. Da nascondere, o peggio.
Ma la tradizione è più forte di tutto e vuole che, nel Dìa de los muertos – in realtà, gli eventi vanno dal 31 ottobre al 2 novembre -, i defunti tornino dall’oltretomba per riabbracciare amici e parenti.
Perché, quindi, farsi trovare tristi?
I cimiteri diventano luoghi di ritrovo, di incontro, addobbati, pieni di cibo e bevande, così che il caro estinto che torna, possa ristorarsi e sentirsi a casa.
C’è chi accende candele (un punto di luce c’è ovunque), chi trascorre l’intera notte sulle tombe, mangiando, parlando, suonando, travestendosi, sfilando in processioni con maschere carnevalesche.
Esorcizzare la morte con l’allegria e la gioia è una costante nelle culture precolombiane, ma non solo.
In fondo, si dice proprio così: morire dal ridere. Non è sintomo di leggerezza, ma la prova che l’uomo ride per allontanare la morte.
La morte, non i morti. Che sono più vicini che mai.
Come scrisse il poeta Paul Claudel:
“La morte non esiste...
Sono solo passato nella casa accanto
quello che sono stato per voi
lo sarò sempre.
Chiamatemi come mi avete sempre chiamato
Parlatemi come avete sempre fatto
Non usate un tono diverso,
non abbiate un'aria solenne o triste
Continuate a ridere di ciò
di cui ridevamo insieme...
La vita rimane quella che è sempre stata
Il filo non viene tagliato
Perchè mai sarei lontano da voi?
Forse perchè non mi vedete più?
No, Non sono lontano.
Sono soltanto dall'altro lato della strada”.
Luca Cardinalini, giornalista RAI

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