Come rappresentare le forze, i moti e i gesti del corpo? La fruizione perfetta può esser stabilita soltanto con il nudo, perché, come dice De Chirico, un nudo è il “pensiero del corpo”, una figura estetica di straordinario potere, ma anche una rappresentazione concettuale, un’immagine con forza d’enunciazione tale da intessere nuovi rapporti con gli osservatori.
Non si tratta di nudo accademico, isolato nello spazio e sottratto al tempo, che privilegia, anche per motivi ovviamente legati al medium di rappresentazione, la fissità contro il processo ; la posa più del movimento transitorio ; la sintesi statica più del processo regolativo; la distinzione e la discontinuità rispetto all’indistinto e il continuo; il contorno più dello sfumato; l’articolazione delle parti piuttosto che il corpo inarticolato; la concordanza delle membra piuttosto che la loro discordanza; la simmetria, esterna ed interna, più che l’asimmetria. Bensì, adottando la strategia di Zeusi , ho inteso percorrere il nudo attraverso una narrazione che Conleridge definirebbe “esemplastica”: la raccolta di parti disparate di un corpus per costruire un modello in progress. La nudità femminile in movimento diviene un nuovo eidos che si realizza non più nella forma distincta, ma nella forma continua. E’il processo a scandire l’essenza, a privilegiare il movimento degli arti e il suo ritmo risponde ad un’armonia seppur non canonica. Anche se la stoffa è un ostacolo, perché quel che conta è soltanto quel che nasconde, tuttavia il velo -onnipresente nei nudi a partire dal Cristo morto di Giuseppe Sanmartino sino ai nudi femminili di Clark- ha forza di metafora filosofica ed estetica. Il velo è “figura” che nasconde o lascia trasparire la verità; è una simulazione da togliere per guardare in faccia il vero-nudo oppure, e al contrario, unico accesso ad una verità altrimenti inaccessibile o accessibile proprio tramite esso. Qui il velo non è parergon, lezioso ornamento della bella nudità, ma, come la chioma, esso è un operatore di movimento che anima il nudo canonico per fondare un nuovo archè.