Luci e ombre sul palcoscenico
Project info

Il teatro come luogo di magia. La fotografia come sua insostituibile testimone. Fotografare la scena è un atto consueto con finalità documentaristiche che nasce dal desiderio e dalla necessità di narrare attraverso le immagini, di fermare un momento irripetibile, un gesto, un espressione frutto di una tensione emotiva coltivata dallo studio dell’attore. E poi c’è la voglia e il piacere di fotografare le persone. Fermare espressioni esteriori per cogliere moti dell’animo. Leggere uno sguardo. Cogliere una vibrazione. E proprio in questo punto, dove le strade di un percorso personale convergono, nasce il progetto “Luci e ombre sul palcoscenico”. Sfogliando tra le centinaia di immagini in mio possesso, che con il passare del tempo si incrementano a dismisura, la mia attenzione viene catturata da alcuni ritratti fortemente espressivi di attori, che richiamano ognuno a suo modo, degli stati d’animo ben precisi. Manifestazioni di artisti che stanno recitando una parte. Eppure sembrano così veri. Volti che rappresentano la “verità” della finzione. In quale misura la finzione scenica può, attraverso la sua rappresentazione, condurci verso la verità, o meglio, verso l’autenticità? Queste fotografie vanno oltre lo stare in posa aspettando lo scatto; vogliono, attraverso una gestione classica delle forme e della composizione e in un’ atmosfera senza tempo e crepuscolare, proporre una visione che non accetta il teatro e i suoi protagonisti come solo ciò che appare, ma bensì come una forza morale che attraverso la finzione scenica e le relative maschere possa svelare qualcosa di più profondo che sul palcoscenico nasce ma che si diffonde nell’animo di chi sa coglierla.

Theater as a place of magic. Photography as its irreplaceable witness. To photograph the scene is an usual act with documentary purpose that comes from the desire and the need to narrate through images, to stop a unique moment, a gesture, an expression born of emotional strain grown up in the actor’s work. And then there is the will and pleasure of photographing people. Stopping outward expressions to capture movements of the soul. Reading a look. Seizing a vibration. And just at this point, where the streets of a personal path converge, the project "Lights and shadows on the stage" was born. Leafing through hundreds of images in my possession, which over time have increased dramatically, my attention is captured by some highly expressive portraits of actors recalling, their own way, very specific moods. Expressions of artists playing their role. Yet they seem so real. Faces that represent the "truth" of fiction. To what extent can the stage fiction, through its representation, lead us to the truth, or rather, towards authenticity? These photographs are beyond striking a pose, waiting for the shooting: they want, through a classical management of forms and composition, and in a timeless and crepuscular atmosphere, propose a vision that does not accept the theater and its protagonists as only what appears, but rather as a moral force that through the stage fiction and their masks can reveal something deeper born on the stage, spreading itself in the soul of those who can take it.