AlfaDay Self-portrait
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Il percorso di questo lavoro è stato bizzarro e simpaticamente tortuoso; iniziato come esercizio fotografico sul travestimento, durante uno studio su Cindy Sherman, volevo seriamente mettere in scena ciò che avrei voluto essere in un'altra vita: un Uomo!
Nel ruolo che mi ero assegnata volevo mostrare gli stereotipi legati al Maschio Alfa.
Osservando le foto non emergeva, però, quella serietà che stavo ricercando, ma piuttosto la mia ironia ed un velo di sarcasmo.
Più continuavo la ricerca della bellezza stilistica e pulizia formale, più mi rendevo conto che, così facendo, mi stavo allontanando dalla capacità di vedere nel mio vissuto e di farlo vedere all'esterno.
Poi, casualmente (maledetti computer), è apparsa una foto che avevo scattato e che non era stata lavorata, ritagliata, sistemata con Photoshop (che tutto può), suscitando le risate delle mie compagne di corso che vedevano l’immagine autentica di Silvia, la donna Silvia che non si prende troppo sul serio.
Quella era la strada.
Mi sono arresa al fatto che ci riconoscessimo tutte, io per prima, molto più nel caos e nell'ironia piuttosto che nella stereotipata perfezione della forma.
Non è facile mostrare un'immagine di noi stesse diversa da quella che vorremmo far vedere agli altri, soprattutto se quel noi è riferito all'essere Donna.
Se da una lato, con le fotografie della mia Donna Alfa, cerco di abbattere i comuni stereotipi femminili, dall’altro, attraverso il travestimento cerco di ricreare gli stereotipi maschili visti dalla donna in maniera palesemente ironica e buffa, con l’intento di demolire anche questi.

“Quanta oppressione si nasconde nei ruoli definiti e nelle “maschere” in cui la società costringe le persone. Che ognuno scelga la sua strada. Il resto è umanità.” - Norah Vincent