Noi Umani abitiamo scenari reali e visionari. Sempre più soli trasformiamo materia e spazio.
Ecco allora una scultura in bronzo diventare un grembo dove dormire, una piazza nella nebbia diventare una città incantata, in un pezzo di mare sporco vediamo nella luce pesci saltare, una metropolitana muta in una pista da ballo per sentire il corpo dell'altra/o.
Non ci arrendiamo, impervi nella tempesta vediamo disegni divini.
Non è solo sopravvivenza, ma capacità creativa, amore per la vita.
Fredde notti tecnologiche avvolgono architetture sovrastanti l'umano. Lame contro il cielo, linguaggi concettuali, sottili equilibri sfidano il potere capitalistico.
E gli umani possono rendere il vuoto più umano.
Humans live in real and visionary scenarios. More and more alone we transform matter and space.
Here then a bronze sculpture becomes a womb where to sleep, a square in the fog becomes an enchanted city, in a piece of the dirty sea we see in the light fish jump, a subway changes into a dance floor to feel the body of the other.
We do not give up, we see divine designs in the storm.
It is not just survival, but creative capacity, love for life.
Cold technological nights envelop architectures above the human. Blades against the sky, conceptual languages, subtle equilibriums challenge capitalist power.
And humans can make the void more human.