Quando siamo arrivati a Santiago del Cile il 10 febbraio in varie piazze gli studenti, gli universitari e una parte della giovane popolazione manifestava contro il governo attuale.
Con i mie compagni di viaggio ci siamo trovati dentro ad una guerriglia urbana, da una parte la polizia cilena che reprime i manifestanti con gli idranti contenente soda caustica, lancio di lacrimogeni, e pallottole di gomma sparate all’altezza d’uomo, dall’altra parte gli studenti che si difendono con il lancio di pietre e con gli estintori donati dai proprietari di autobus o camionisti.
Il bilancio drammatico parla di centinaia di morti e oltre 2.900 feriti e non si contano gli arresti.
I manifestanti chiedono più democrazia, più libertà, più diritti allo studio, al lavoro, alla salute. Che vengano rispettati natura ed ambiente, l’acqua e l’aria, ormai gestite dalle multinazionali interessate solo a fare soldi.