Le motivazioni all’origine dei viaggi spaziali e dell’astronautica sono state molteplici e variabili nelle diverse epoche storiche. L’esplorazione dell’ignoto, il progresso scientifico-tecnologico e la competizione internazionale tra le potenze del nostro pianeta, sono stati i motori più forti nella storia.
Lo spazio è un luogo molto enigmatico, dove la conoscenza umana è ancora limitata. Ci sono tantissime domande in sospeso, molti stereotipi e anche molta inconsapevolezza. Per natura l’uomo è insoddisfatto quando non riesce a spiegare il motivo di determinati fenomeni, e questo lo spinge all’esplorazione dell’ignoto: davanti al cielo stellato e infinito si apre la vertigine della domanda, e l’uomo è desideroso di comprendere come sono quei luoghi così lontani, così inesplorati, così ignoti.
È qui che entra in gioco l’immaginario collettivo, un insieme di simboli e concetti presenti nella memoria e nell’immaginazione di una molteplicità di individui che fanno parte di una certa comunità. Quando pensa all’universo, ogni individuo ha le proprie immagini ricorrenti che scorrono nella mente.
Ad esclusione degli astronauti, la maggior parte delle persone non ha mai intrapreso un viaggio nello spazio, tuttavia la mente umana crea una rappresentazione di come quest’avventura potrebbe prospettarsi in base alla propria esperienza visiva. Si crea quindi un pensiero immaginario, vale a dire un processo mentale nel quale l’uomo non è più a contatto con il mondo razionale, ma avvia un’elaborazione basata su immagini non necessariamente concettualizzate e simbolizzate. Si può dire che l’uomo inizi ad immaginare, o meglio sognare, come potrebbe essere l’universo
prendendo in considerazione le immagini che ha visto in precedenza rispetto a tale entità, concepite come veritiere e stabili, per divenire la base comparativa di nuove esperienze mentali. Queste immagini vengono definite simboliche, in quanto riescono ad esprimere dati non esplicitamente contenuti in esse, ma da esse evocati. La mente riesce a mettere in rapporto i significati con i vari simboli acquisiti, a cogliere gli elementi comuni, organizzandoli in relazioni semantiche, aumentando enormemente l’esperienza possibile e aggiungendo alla percezione e alla rappresentazione l’elemento creativo della metafora, dell’allegoria e dell’analogia.
La dialettica del sogno sta nel fatto che l’esperienza non è solo ricezione, ma anche proiezione di figure nel mondo. Ed è proprio questa proiezione il viaggio da me proposto, un viaggio composto da esperienze del quotidiano che vengono percepite come avventura nello spazio. Una narrazione di inganni ottici, che sono solamente delle immagini simboliche dalle quali ognuno potrà iniziare a costruire il proprio sogno. Una narrazione che dev’essere prima osservata e poi sognata.