Questa serie di foto racconta lo svolgersi della mia quotidianità durante questo periodo di reclusione forzata dovuto alla pandemia.
In un periodo in cui ci sembra di aver messo le nostre vite in pausa e ci sentiamo bloccati dentro alle mura domestiche, ho cercato di mostrare come, in realtà, la vita prosegua, anche se con modalità inedite, e ho deciso di farlo concentrandomi sui piccoli gesti quotidiani che tutti noi compiamo. L’uso del mosso mi è sembrato un buon modo per rappresentare questo concetto. Ho utilizzato diaframmi mediamente chiusi e lunghi tempi di esposizione (da 1 a 30 secondi), che mi consentissero di avere la casa perfettamente a fuoco e la mia figura mossa e sfuggente. L’intento era appunto quello di rappresentare la casa come una sorta di scenografia immutabile, e la mia presenza come qualcosa di etereo ed evanescente (ma vivo), che vi si muove all’interno, dipanando la propria esistenza in un ciclo destinato a ripetersi ogni giorno, nell’attesa di uscire da una crisi che sembra non finire mai.
Schiacciati tra una sensazione di stallo e il costante bisogno di muoversi, sentiamo che prendersi cura della propria casa e della propria routine significa salvaguardare la propria dignità di esseri umani, per non cedere allo sconforto. In fondo quella che ci sembra un’attesa potrebbe essere essa stessa una nuova forma di esistenza, un tipo di adattamento, che potrebbe influenzare parte di quella che sarà la nostra vita post-covid19.