Sono sempre alla ricerca dell'originalità della fotografia, alternando momenti euforici a sensazioni di frustrazione per il mancato risultato che mi sono prefissato di raggiungere. Consapevole che la fotografia è prima di tutto un linguaggio, come un racconto scritto i miei scatti devono avere un significato, devono prendere una posizione, devono assumersi la responsabilità di pensarla a modo loro. Lo scatto non sai mai dove ti porta: racchiude quello che ho raccolto dopo tutta la strada che ho fatto, le esperienze che ho vissuto.
Credo nel togliere, piuttosto che nel mettere. Negli scatti che ho allegato come portfolio ci sono soggetti spesso soli, con pochi elementi intorno e dove c'è moltitudine, la interpreto come una massa univoca brulicante, che mette al centro comunque il soggetto principale.
I miei scatti per strada sono discreti, utilizzando anche zoom spinti di una macchina bridge, comunque abbastanza compatta da passare inosservata. Non voglio interferire con l'ambiente che catturo. Voglio mantenere la “distanza di sicurezza” che mi permette di cogliere l'attimo prima che io influenzi la scena in qualche modo. Sono curioso, sono preso dai comportamenti sociali della gente, da come si muovono, come si vestono, dal contesto che li circonda.