La mia è una fotografia di strada, nel senso che cerco di cogliere, come viandante del tempo, qui e ora, le manifestazioni che trasmettono l’essenza delle cose, al di là delle apparenze fenomeniche.
In questo progetto propongo le immagini di una natura sconvolta, interpretata attraverso un vissuto personale ferito dalla devastazione. E torno sul tema del non visibile e dell’inconscio, la cui cattura è l’obiettivo dei miei scatti.
Le immagini diventano esse stesse percezione di una realtà non-riconoscibile ai sensi. Di una realtà che vive nella mente di chi sa guardare oltre le apparenze.
I pomodori secchi di fine estate sono un grido di lontananza e di estraneazione da sé stessi e dal creato. Suggeriscono il decadimento della natura abbandonata all’incuria del tempo e dell’uomo, che non la riconosce più come parte di sé. Lo scorrere delle stagioni è anticipazione dello scorrere del tempo del pianeta.
Abbandonati nei campi, si tras-formano. Avvizziscono, cambiano colore, perdono di consistenza, assumono trasparenze esaltate dalla rugiada e dalla luce, intrecciano relazioni con la vegetazione circostante. Rivelano forme umane e zoomorfe, mondi nascosti come i bottiglioni tra i rami.
E in tutto questo vivere vanno incontro alla morte.