Ho attraversato l’Appennino Centrale molte volte. Continuo ad attraversarlo ogni volta che dall’Aquila mi muovo alla volta dei paesi che costituiscono il cosiddetto cratere sismico del terremoto del Centro Italia.
Lo stradario che porto con me è spesso inutile, devo confidare nei cartelli improvvisati che mostrano nuove direzioni.Ogni volta mi viene voglia di disegnare delle nuove cartografie con l’indicazione delle linee da percorrere e dei punti da raggiungere, cerco invece di affidarmi alla memoria. Ne scaturiscono dei frammenti di paesaggio in rapporto con il concetti di passato e futuro.
Non vogliono però essere una cronologia di avvenimenti, rappresentano bensì una temporalità. Delle mappe in grado di rappresentare le stratificazioni dei luoghi, delle cartografie utili ad abitare il tempo, nelle forme e nei modi che continuiamo inesorabilmente a ricercare.