Nel titolo di questo progetto fotografico è racchiuso il significato della poetica del progetto stesso. Le tre parole, si fondono quasi come se fossero un mantra per evocare un ritorno alla Madre attraverso l’albero. Al tempo stesso, l’idea suggerisce un’esperienza immersiva nel cuore dell’albero e della Madre Terra. L’albero diventa specchio dell’essere umano, immagine della nostra esistenza attraverso il tempo che scorre. Ogni tronco è un corpo che respira la storia, un testimone silenzioso della vita. C’è una meditazione visiva sul tempo che passa e ritorna, sul ciclo infinito che unisce l’uomo alla Terra. È un invito a riconoscere la lentezza come forma di saggezza, a sentirsi parte di un tempo più grande, circolare e profondo, lo stesso tempo, scorre nella linfa, scorre come sangue nelle vene e come memoria del mondo. L’uomo e l’albero sono riflessi l’uno dell’altro. Le radici come mani, la linfa come sangue, la corteccia come pelle, gli anelli come memoria. Due forme che condividono la stessa legge naturale del crescere, del resistere e del trasformarsi. L’albero diventa così simbolo e specchio dell’esistenza: le radici raccontano le origini e la memoria, il tronco è il tempo che scorre e si stratifica, i rami sono desiderio e crescita, le foglie il respiro e la fragilità del divenire. Come l’albero lascia traccia di sé negli anelli del tronco, anche l’uomo incide nella propria pelle il passaggio del tempo e delle esperienze. Una delle immagini, mostra una mano che si posa su un tronco antico, entrando nei segni scavati dal tempo, un gesto semplice ma sacro. La carne incontra il legno, il presente tocca l’eterno. In quell’istante, l’uomo non osserva la natura ma diventa natura. È il punto in cui la memoria della Madre accoglie suo figlio, e il ciclo della vita si chiude in un abbraccio invisibile.
“In Madre Albero” è quindi una meditazione sul tempo, sulla materia e sul simbolo dell’Albero come ponte primordiale tra l’essere umano e la terra che lo genera. Un invito a riconoscere, nel contatto e nel silenzio, la sacralità di questa appartenenza.